berna

Garantire una vita dignitosa a tutti

Come probabilmente già sapete in Svizzeral’iniziativa popolare federale presentata il 14 marzo 2012 vuole che la confederazione provveda a istituire un reddito di base incondizionato che vada a beneficio di tutta la popolazione e sia in grado di garantire una vita dignitosa e la partecipazione alla vita culturale pubblica. Il termine ultimo per la raccolta delle firme è l’11 ottobre 2013.

Ebbene, il 15 marzo 2013 a Lugano si è tenuto un entusiasmante dibattito fra i sostenitori dell’idea del reddito di base incondizionato e i contrari. Si è trattato di una vivacissima lotta sino all’ultimo sangue che ci ha tenuti tutti con il fiato sospeso per ben due ore.

Un’occasione d’oro per ragionare insieme sull’idea del reddito di base incondizionato che vogliamo assolutamente condividere con voi.

Tra i relatori favorevoli abbiamo potuto ascoltare:
1.    Martino Rossi (PS)
2.    Pierluigi Zanchi (Verdi)
3.    Oswald Sigg (già portavoce del Consiglio Federale).

Tra i relatori contrari:
1.    Angelo Geninazzi (economiesuisse)
2.    Vincenzo Cicero (UNIA)
3.    Michele Bertini (PLRT).

Un gruppo indipendente di persone che desiderano introdurre in Svizzera il reddito di base incondizionato e dibatterne approfonditamente hanno organizzato con amore l’evento. Tra queste persone ci sono Deborah Jakob e Donato Anchora che hanno moderato il dibattito luganese.

Il dibattito è stato introdotto dall’immancabile preparatissima Ursula Piffaretti, uno dei promotori dell’iniziativa popolare federale più attivi in Ticino.

Per non farci mancare nulla, Enno Schmidt (che con Daniel Häni ha diretto un incredibile documentario in lingua tedesca intitolato: “Reddito di base incondizionato: un impulso culturale”) ci ha regalato l’opportunità di visionare in anteprima un interessante film in lingua italiana della durata di 13 minuti, intitolato: “Reddito di base incondizionato. Un’idea.“

Di che idea si tratta? E’ davvero un’idea rivoluzionaria?

L’idea è semplice: ogni persona che fa parte della società svizzera riceve ogni mese e senza condizioni 2500 franchi. Non importa se ricca o povera, sana o malata, se ha un’occupazione retribuita o se è disoccupata. Il reddito di base viene versato individualmente ad ognuno:

- “il reddito di base incondizionato. Tutti ce l’hanno. Ed è incondizionato. E’ indirizzato a permettere di vivere. Non è una retribuzione né un pagamento. E’ un nuovo diritto civico, un diritto economico fondamentale. Per facilitare libertà, flessibilità e sicurezza. Per trovare la fiducia sociale di concederci l’un l’altro il diritto di essere

- il reddito di base resta alla persona in maniera incondizionata, indipendentemente da qualsiasi cambiamento. Una parte del reddito varia a seconda del tipo di lavoro che si decide di svolgere

- di quanto si tratterebbe? All’incirca di 2500 franchi ciascuno. E i bambini? I nostri bambini riceverebbero circa un terzo di questa cifra

- ammettiamo che uno guadagni 6000 franchi al mese e che venga introdotto gradualmente, non dall’oggi al domani, un rbi. Cosa accadrebbe? Ci sarebbero nuove trattative salariali? In questo caso ognuno porterebbe già un rbi al suo posto di lavoro e probabilmente si abbasserebbero i costi salariali. Ma alla fine avrebbe in tasca la stessa somma di prima

- Il rbi comporta una riduzione dei costi del lavoro e quindi anche una riduzione dei costi di produzione e, di conseguenza, calano i prezzi. Ai prezzi diminuiti si aggiunge un’imposta sui consumi più alta. Ciò significa che i prezzi per il consumatore, in media, rimangono gli stessi di oggi. L’imposta sui consumi traferisce il denaro per il rbi

- chi oggi ha troppo poco, con il rbi avrà di più”.

Ora che abbiamo visto in sintesi di cosa si tratta, avete dei dubbi, delle domande o delle perplessità sul reddito di base incondizionato?

Pensate si tratti solo di un’utopia? L’attività economica e la competitività della Svizzera sarebbero indebolite dall’introduzione del reddito di base incondizionato? In che modo?

Con grande professionalità i relatori e parte del pubblico contrari all’iniziativa popolare federale ci hanno guidato nell’esplorazione di un terreno pericoloso, minato da tante incertezze e obiezioni:

- “come sarebbe possibile finanziare il rbi con i tempi che corrono?

- quanto costerebbe globalmente questo sistema rispetto a quello che abbiamo adesso?

- se si pensa veramente di finanziare tutto tramite l’iva, si osservi che l’iva è la tassa meno sociale che esiste. Inoltre, l’innalzamento dell’iva porterebbe ad un aumento dei prezzi che renderebbe conveniente l’importazione a discapito dell’economia Svizzera

- ammettiamo pure per un attimo che tutti percepiscano un rbi di 2500 franchi in Svizzera. Dopo l’introduzione del rbi come si potrebbero retribuire i lavori più umili e ripetitivi per rendere conveniente l’accettazione di tali lavori? Pagandoli di più, anche se detti lavori non aggiungerebbero un valore aggiunto maggiore rispetto a quello che oggi apportano al mercato. Ma allora il rbi è solo una misura per ridistribuire il reddito dal più ricco al più povero? Sarebbe una misura molto costosa. Se lo scopo è quello di sussidiare tali posizioni si potrebbe forse pensare a misure alternative ad hoc, meno costose del rbi

- tu cosa faresti se ricevessi un rbi? Andresti ancora a lavorare? Probabilmente si fa fatica ad ammettere che non si gradirebbe più andare a lavorare perché sarebbe come ammettere che in questo momento la propria vita non è poi così soddisfacente. Chi potrebbe fare il lavoro che gli svizzeri non vorrebbero più fare? Certo, gli immigrati. Ma con l’immigrazione i costi per finanziare il progetto crescerebbero esponenzialmente

- non vi è dubbio che se si trattasse di introdurre subito in un solo paese come la Svizzera, un paese piccolo e con un’economia molto aperta, il rbi a un livello piuttosto elevato, che da solo permetta di vivere senza lavorare, il rbi porrebbe parecchi problemi difficili

- i 2500 franchi di Lamone non equivalgono ai 2500 franchi di Zurigo

- credo che comunque dovremmo sempre ricorrere a delle prestazioni sociali perché 2500 franchi, se una persona è veramente impossibilitata a lavorare, non sono sufficienti

- e adesso sono 2500 franchi. Le spese aumentano sempre, quanto dovrà aumentare questo rbi, resterà sempre 2500 franchi?

- ma qual è il valore del lavoro?

- secondo l’iniziativa popolare oggi non è più possibile speculare sulla possibilità di avere un posto di lavoro per tutti. A nostro modo di vedere è questa la logica di partenza completamente sbagliata. In Svizzera abbiamo la media oraria di lavoro più alta a livello europeo. Soltanto evitando di fare straordinari, cancelleremmo i 2/3 della disoccupazione. E questa non è un’utopia è una tematica: lavorare meno per lavorare tutti a parità di salario

- far passare l’idea che in un sistema come questo uno possa scegliere se lavorare oppure no, come se la ricchezza di un paese non fosse il frutto dei lavoratori, come se si producesse da sola, è pura follia

- non so se potremo crescere economicamente ma è certo che se non cresceremo economicamente ci impoveriremo materialmente e non riusciremmo più a finanziare il rbi

- di fatto la produttività cresce. Non siamo noi che lo vogliamo, sono i padroni che lo vogliono

- sfido chiunque a dimostrare che un aumento della produttività porti inevitabilmente a un aumento della disoccupazione

- a nostro modo di vedere questa iniziativa di fatto legalizza la precarietà. Noi riteniamo che la precarietà sia un fenomeno che vada combattuto e non accettato. Non dobbiamo accettare la logica seconda la quale c’è una parte della popolazione che è espulsa dal mondo del lavoro e invece una parte che lavora. L’iniziativa presenta la precarietà come un fenomeno naturale. Una naturale evoluzione delle tecnologie, una naturale evoluzione dell’occupazione, dell’aumento della produttività, diciamo frutto del progresso e dell’evoluzione tecnica

- la precarietà va combattuta attraverso il rafforzamento dei diritti dei lavoratori. Bisogna ripartire la ricchezza prodotta dai lavoratori anche attraverso l’aumento della produttività e il miglioramento delle condizioni di lavoro. Migliorare le condizioni di lavoro vuol dire andare verso una diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Introdurre salari minimi. Rafforzare l’assicurazione sociale che oggi nella maggior parte dei casi non risponde più al mandato costituzionale. Rafforzare il servizio pubblico

- è chiaro che in queste condizioni di lavoro subiamo sempre più pressioni e il lavoro assume connotazioni negative perché si ha paura dello sfruttamento, del licenziamento. Se dici la tua di fronte al capo reparto dopo un po’ rischi di esser mandato via. Vuol dire che dopo 30 anni di servizio, con massimo 3 mesi di preavviso, puoi essere lasciato a casa

- dovremmo piuttosto interrogarci su come creare nuovi posti di lavoro, come tutelare nuovi posti di lavoro e pensare alla riforma del lavoro flessibile per permettere anche a chi ha degli impegni familiari di svolgere una professione e assumersi le responsabilità familiari

- a nostro modo di vedere l’unica trasformazione sociale passa attraverso la rivendicazione di un diritto all’impiego, di una riduzione dell’orario di lavoro e del rafforzamento dello stato sociale

- No, non bisogna ridurre l’orario di lavoro e la produttività se vogliamo un giorno permetterci di finanziare il rbi

-  ma che cos’è oggi il lavoro?

- è una posizione filosofica sul significato che ognuno di noi dà al lavoro, la voglia di realizzarsi, di mettersi in gioco

- quello che dobbiamo fare è cambiare il concetto di lavoro perché oggi il lavoro ha un valore come fondamento della società, la ricchezza viene prodotta dai lavoratori, è un elemento di socializzazione, è un elemento di integrazione

- se è vero che oggi le politiche padronali spingono le persone a non realizzarsi, in realtà è questo il concetto che dobbiamo cambiare perché la persona si realizza anche attraverso il lavoro

- io penso che oggi dal lavoro beneficiano anche persone che non hanno una formazione stabile, che vivono in un contesto difficile, per le quali il lavoro dà un ritmo alla giornata, delle scadenze. Loro sarebbero le prime a smettere di lavorare. Che cosa ne sarebbe di loro? Sarà veramente libertà oppure si rischierà di sforare?

- bene, 2500 franchi senza alzarsi dal letto. Ma è veramente questa la società che vogliamo o vogliamo piuttosto una società dove l’individuo è spronato per dare il meglio di sé, per realizzare i propri obiettivi, per raggiungere le proprie ambizioni?

- io sono una madre lavoratrice single con due figli. Devo lavorare al 120% e non ho la possibilità di scelta. Io sono la prova vivente che chi si vuole dare da fare può farlo e anche senza il rbi può funzionare

- io credo in una società che garantisca le stesse condizioni di partenza e non le stesse condizioni di arrivo. E con le stesse condizioni di partenza intendo una buona educazione di base garantita indipendentemente dalle condizioni sociali della famiglia. La sicurezza di sapere che se si cade, e si ha veramente bisogno di una mano da parte dello stato, questa mano la si riceve

- non riesco a concepire un reddito senza una condizione lavorativa

- e poi non riesco a concepire un’elargizione di un contributo da parte dello stato senza una verifica delle condizioni patrimoniali dell’individuo

- e poi non dobbiamo dimenticarci che il nostro stato sociale ci è invidiato da tutta l’Europa. E’ solido. E’ stato costruito attorno a un principio. Ossia che ogni assicurazione sociale copre un rischio, copre un problema. E’ questa la socialità che voglio. La socialità che interviene laddove c’è un problema. Dove c’è un effettivo rischio. Questa è la socialità che ha dato una solidità al nostro paese e questo lo vediamo paragonando il nostro paese con gli altri

- noi dobbiamo lottare per un rafforzamento delle assicurazioni sociali. Ma non crediamo che la dignità di una persona sia vivere di assistenza, è una parola brutta. Noi crediamo che la dignità di una persona venga dal poter contribuire alla ricchezza del paese e attraverso una più equa ripartizione della ricchezza deve avere più tempo per quelle attività che possono accrescerlo individualmente come persona, dal fare la maglia a fare l’orto

- quindi andiamo a scardinare un sistema che funziona, migliorabile, perché sono di fatto necessarie delle riforme, ma che funziona, mettendo a rischio i principi solidi del nostro stato sociale, principi di libertà e solidarietà?

- mi sono chiesta: cosa succederebbe alla mia azienda se ci fosse il rbi? Il mio apprendista avrebbe voglia di fare un apprendistato per prendere un diploma per poter diventare un disegnatore? La mia segretaria verrebbe ancora a lavorare a metà tempo? Io sicuramente ho una formazione alta e il mio lavoro mi gratifica. Se sono arrivata ad avere un’azienda con 15 dipendenti è perché ci ho messo anch’io del mio. Però a me questa cosa viene dall’educazione che ho avuto, nonni contadini, genitori senza diploma di scuola quindi c’è stato un percorso di realizzazione. Quello che mi chiedo è che la realizzazione non è solo il lavoro e non è neanche solo la creatività, per me è un equilibrio delle cose

- le donne ricevono il 30% di stipendio in meno degli uomini, forse bisogna ragionare su queste cose piuttosto che sul rbi

- sono un docente di economia e vedo che molti giovani sono in difficoltà, non sanno cosa fare. Mi domando: gli studenti continuerebbero a studiare? Penso che molti studenti rischierebbero di trovare nel rbi una scusa per non continuare. Gli artisti in Francia ricevono un salario però gli artisti devono dimostrare di lavorare, di svolgere un’utilità. Il comunismo non funziona

- perché andiamo a lavorare? I giovani andranno a lavorare oppure no?

- io non ho visto da nessuna parte nell’iniziativa popolare che i soldi per finanziarla vanno presi da chi si accaparra la ricchezza. Io leggo che il finanziamento va dall’ACS, dalla LIN, dalla disoccupazione, dall’assistenza, dalle imposte sul reddito, dall’aumento dell’IVA, dalle tasse sull’uso dell’energia.  Non ho visto nessuna frase che dice “andiamo a prendere i soldi dove ci sono”

- ma uno che prende 300 mila franchi di salario al mese è disposto a ridurre il suo salario di un terzo e prendere il rbi di 2000 franchi al mese per finanziare il rbi?

- l’utopia non esiste

- io sono arrivato qui con molte domande e temo che tornerò a casa con ancora più domande ???

Provate ora a immaginare come sarebbe la vostra vita se aveste un reddito di base incondizionato.

Non sarebbe straordinario?

Bene, andiamo a scoprire insieme perché i relatori e parte del pubblico a favore dell’iniziativa popolare federale si battono per l’idea del reddito di base incondizionato:

- “l’iniziativa vorrebbe che ognuno possa vivere senza quella pressione, senza quella paura, che oggi sempre più persone hanno di non riuscire ad arrivare alla fine del mese con le risorse sufficienti per vivere dignitosamente.  Se ipotizziamo un importo che non è fisso, che può cambiare, ma che per ora ammetiamo possa essere di 2500 franchi per adulto e una parte di 2500 franchi per ciascun bambino che abita in Svizzera, un importo che permetta di vivere dignitosamente tanto in città che in campagna, non si potrà più dire che i bambini solo costano. I bambini sostengono la famiglia in questo caso. Non si potrà più dire che il padre di famiglia porterà da solo a casa tutti i soldi perché tutti avranno il rbi, anche la moglie e i figli. Se si perderà il posto di lavoro non si riceverà più il salario ma rimarrà questa base minima di reddito che permetterà di vivere dignitosamente

- oggi tante persone perdono il loro lavoro. Ma non è solo il lavoro, è proprio il reddito che perdono. E lo perdono, per di più, senza averne colpa personale. Una volta si perdeva il lavoro perché c’erano delle ragioni personali. Adesso in gran massa perdono il lavoro senza nessuna colpa

- oggi vige un dogma: solo se tu rendi sei degno di ricevere qualche cosa. Se tu mi vendi il tuo lavoro io ti do la ricompensa. Tu devi fare qualcosa per ricevere. E c’è addirittura il detto che se ognuno bada per sé, tutti vivono meglio. Ma intanto abbiamo bisogno gli uni degli altri, questo non è vero. Io vorrei rompere questo dogma. Reddito e lavoro vanno separati

- ma quale sarebbe una possibile soluzione se solo la si volesse?

- se l’umanità deve avere un futuro in cui riconoscersi non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il terzo millennio su questa base falliremo. Ecco perché sono convinto che la discussione su questo nuovo paradigma della distribuzione del reddito che è il rbi sia fondamentale se collocato in questa prospettiva, cioè una soluzione innovativa per il ventunesimo secolo. L’iniziativa aiuta ad aprire il dibattito su questa questione

- prima di essere scacciati dal paradiso Adamo ed Eva gioivano della vita senza dover esser costretti a lavorare. Dopo la loro espulsione dal paradiso terrestre dovettero vivere miserabilmente pur lavorando dalla mattina alla sera. La storia del progresso tecnico dei due ultimi secoli è la storia dello sforzo tenace degli uomini per ritrovare la via del paradiso. Se arrivassimo a una situazione in cui le ricchezze ci potessero essere offerte senza più un gran bisogno di lavorare con la contropartita di un salario, noi moriremmo di fame alle porte del paradiso a meno di rispondere con una nuova politica del reddito alla nuova situazione tecnologica

- non è l’iniziativa che toglie valore al lavoro. No. E’ che l’umanità ha sempre fatto il possibile tramite la ricerca scientifica e le scoperte tecnologiche per ridurre la fatica del lavoro perché nella vita ci sono molte cose belle da fare. Ci sono molti lavori che posso scegliere come tempo, durata e creatività che ci posso mettere, che sono una cosa un po’ diversa dal lavoro costretto, dal lavoro comandato da altri. L’uomo ha fatto tutto questo e i risultati raggiunti sono stati spettacolari. Nel giro di pochi secoli si produce in qualche ora quello che in precedenza si produceva con giorni e giorni di lavoro. E’ questa la svalutazione del lavoro voluta e ricercata dall’uomo che ha cercato di sostituire con la sua intelligenza e capacità innovativa la necessità di mettere a disposizione un tempo sproporzionato per fare un lavoro produttivo e potersi dedicare ad altro

- perché il rbi mi sembra una risposta forte, decisiva, ai problemi che ci troviamo a vivere da almeno 30 anni? Perché i problemi dell’economia contemporanea, nei paesi sviluppati (Europa, Nord America) non è più la crescita. La crescita non è più la soluzione dei problemi, è il problema

- in che misura la crescita è il problema? Lo abbiamo visto negli ultimi 30 anni. Di crescita ce n’è stata, stimolata dall’innovazione tecnologica, dalla globalizzazione, dalla finanziarizzazione dei mercati. Ma sono d’accordo tutti gli economisti: questo ultimo trentennio è stato caratterizzato da una forte divaricazione delle condizioni di vita delle persone. La disuguaglianza eccessiva di redditi, la concentrazione della sostanza e quindi anche del potere in poche mani, la difficoltà di conciliare una crescita spinta e la protezione di un ambiente vivibile, questo e altri motivi hanno delegittimato il modello di crescita reddituale e occorrono delle risposte. Il futuro non è la semplice continuazione del passato. Ora, se uno dei grandi temi è la diseguaglianza crescente che secondo molti è addirittura la causa principale del debito e della crisi finanziaria degli ultimi 5 anni, allora il rbi può influire in maniera importante a correggere questo problema

- bisogna intendersi però su che cos’è il rbi. Perché ci sono molte idee diverse su cos’è e come si debba finanziarlo.  Io ho un’idea abbastanza semplice di questo. Voi sapete che abbiamo un valore aggiunto, la ricchezza che l’economia privata e pubblica crea durante un anno. C’è un valore aggiunto che aggregato supera i 450/500 miliardi in Svizzera e questo valore aggiunto viene ripartito dalle imprese. Fondamentalmente sono due le componenti: quella dei dividendi e quella dei salari. Introdurre il rbi vuol dire introdurre una terza dimensione in questa ripartizione, nel senso che prima di distribuire dividendi o salari, l’impresa distribuisce, tramite una semplice organizzazione centralizzata, il rbi. Grosso modo questo rbi per la Svizzera si aggirerebbe intorno ai 200 miliardi che rappresenta grosso modo un terzo di questo valore aggiunto

- allora da dove viene questo rbi? Di per sé il rbi non aumenta di un franco né diminuisce di un franco la produzione a parità di tecnologia, di dotazione di capitale e di lavoro, per cui deve venire per forza da una riduzione della massa salariale e della massa beneficiaria. Se io devo distribuire 100, non posso più distribuire 70 in salari e 30 in dividendi. Devo prima togliere ciò che occorre per distribuire quel 30 sotto forma di rbi

- ma quale sarebbe in pratica la conseguenza per le persone, per le famiglie o per gli individui? Facciamo un esempio molto semplice. Poniamo che questo rbi sia di 2000 franchi al mese per un adulto e di 800 franchi per un minorenne. Partiamo da un lavoratore pagato 3000 franchi al mese. Poiché occorrerà che un terzo di reddito sia distribuito sotto forma di rbi, il suo salario scenderà da 3000 a 2000 franchi, però il rbi che riceverà come adulto sarà di 2000 franchi quindi la sua disponibilità finale di reddito sarà di 4000 franchi. La sua situazione migliorerà del 30%. Prendiamo un lavoratore con uno stipendio di 6000 franchi al mese. Lo stipendio che gli verrà pagato dopo l’introduzione del rbi non potrà che essere di un terzo inferiore quindi sarà di 4000 franchi. Riceverà 2000 franchi di rbi. Quindi la sua situazione reddituale rimarrà invariata. Vediamo ora il lavoratore pagato 9000 franchi al mese. Un terzo del suo salario sarà tolto per finanziare il rbi quindi riceverà 6000 franchi di salario e 2000 franchi di rbi per un totale di 8000 franchi. Perderà il 12% del suo reddito. Con questo semplice esempio numerico si può vedere che la distanza tra il meno pagato e il più pagato dopo l’introduzione del rbi si riduce

- chi percepisce un reddito da lavoro basso, di poco più alto del rbi, si prenderebbe la briga di alzarsi al mattino per ricevere poco di più? Una differenza così piccola, potrebbe sviluppare una grande forza nel rimanere a letto? Che cosa accadrebbe a quei lavori che nessuno vorrebbe fare? Se sono necessari hanno anche un valore e dovrà esser loro retribuita la giusta ricompensa. A questo riguardo potremmo sviluppare maggiore attenzione per l’altro e una nuova sensibilità sociale

- secondo me il rbi aiuterebbe perché darebbe anche la libertà di rifiutare dei lavori sottopagati

- si parla di questo rbi come se fosse pensato per chi già oggi non lavora oppure che venga fatto per incentivare la gente a non lavorare. Storicamente oggi c’è bisogno di meno persone al lavoro ma l’incentivo non cade. Il lavoratore poco pagato se avesse il rbi di 2000 e un salario aggiuntivo di 2000 franchi sarebbe incentivato, eccome, perché sommando il salario al rbi alla fine del mese arriverebbe ad avere 4000 franchi invece di 2000 franchi. Un reddito di base è appunto di base e lascia aperto l’incentivo al lavoro

- non si vuole mica arrivare a pagare tutti in maniera uguale. I salari che saranno tutti ridotti di circa il 33% per poter finanziare il rbi rimarranno comunque differenziati a seconda delle responsabilità che comportano e della formazione preliminare. Questo rbi viene visto come un sistema molto liberale per cambiare la società perché non modifica gli incentivi. Effettivamente le retribuzioni da lavoro devono rimanere differenziate perché devono misurare in qualche modo le diverse preparazioni

- siccome il reddito di base va anche a moglie e figli, c’è anche un trasferimento di reddito che va a favore delle famiglie e degli individui

- chi ha a cuore i principi che sono costitutivi della nostra società moderna, che sono ancora quelli della rivoluzione francese, la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà, chi ha a cuore la politica a favore della famiglia, ebbene si batta per il reddito di base. Perché va esattamente in questa direzione: di più uguaglianza o di meno differenza e di più solidarietà tra le persone

- realizziamo noi stessi rimanendo schiavi del lavoro?

- il rbi è un’idea forte per dare la possibilità a ognuno di poter dare alla società quello di cui è capace. Non necessariamente ai soli datori di lavoro, che cercano cosa, quando, come produrre, ma di dare anche agli individui la possibilità di scegliere quanto del proprio tempo dedicare alla famiglia, hobby e altre attività

- è davvero un guadagno di libertà. Si va verso una condizione per cui comunque perlomeno i bisogni minimi saranno coperti dal rbi. Però rimarrà anche un grande spazio di libertà per le persone. Libertà reale per tutti. Una persona è libera quando può costruire liberamente i propri piani di vita nella misura maggiore possibile e per fare questo non si può vivere in una situazione di costrizione e necessità economica

- è un diritto, non è una ricompensa, non è solo un contributo finanziario economico ma è un diritto

- questa sera mi sono venuti i brividi alla schiena, come piccolo imprenditore, nel sapere che da parte di qualche sindacato l’aumento della produttività è il nostro obiettivo. A livello aziendale ho tentato di investire non nella produttività maggiore ma nella qualità di ciò che stiamo facendo. Per esempio permetto a tutti noi che lavoriamo in azienda una flessibilità di orari di lavoro dove cerchiamo di organizzare il lavoro in base alle esigenze familiari. Ho 5 dipendenti. Siamo tutti pagati ad ore, dunque se uno ha a disposizione più ore può lavorare più ore, se uno vuole lavorare di meno perché ha altri hobby, esigenze, lo può fare. Questa situazione, questo modo di gestire l’azienda ha permesso di poter venire a lavorare con molta più tranquillità, serenamente. Infatti l’anno scorso abbiamo percepito un ritorno di assicurazione di malattia di 1500 franchi perché negli ultimi 5 anni non sono stati fatti giorni di malattia. Ecco perché preferisco investire nella qualità di ciò che faccio, non più nella quantità o aumento di beni e consumi

- cosa farei nel mio tempo libero se avessi un rbi? Per esempio mi potrei occupare molto di più della funzione alimentare per la mia famiglia

- la cosa interessante è che le risorse, che sono comunque limitate in un’azienda come la nostra, abbiamo tentato di investirle non per aumentare un capitale ma le abbiamo messe sul territorio. Abbiamo per esempio deciso di essere autosufficienti con l’energia elettrica. E infatti da un anno a questa parte noi siamo autosufficienti, anzi produciamo più di ciò che utilizziamo. Dal punto di vista strettamente economico mi è stato detto che la mia azienda non dovrebbe esistere. Lo so, però di fatto sono 25 anni che esistiamo e con me lavorano 5 persone. Io le capisco benissimo le vostre regole però pensa come potrebbe essere diversa la condizione di vita delle persone con un rbi

- che cosa conta realmente nel lavoro? Quello che porto a casa o il fatto che sono felice? Se io sono stressato, se devo produrre di più, se devo rincorrere costantemente dei protocolli assurdi nazionali o internazionali, io non sono felice, mi manca il tempo di essere creativo e dunque il mio lavoro inizia a non piacermi.  Da questo punto di vista inizio a essere stressato, scorbutico con tutto ciò che mi si avvicina, e tutto ciò crea una catena di reazioni a livello della società. Oggi come oggi abbiamo la possibilità di utilizzare esattamente gli stessi soldi che abbiamo creato, perché li abbiamo creati noi, ma li possiamo indirizzare in modo completamente diverso

- io non posso dare la risposta a tutto il mondo, io ho cercato di dare la mia risposta nella mia realtà aziendale, cioè ho dato il mio contributo per quello che potevo perchè le risorse che ho a disposizione mi permettono di fare questo. Per cui ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. Se chi lavora in un cantiere preferisce pagare degli operai sottopagati perché vuol permettersi l’automobile di lusso questa è una sua responsabilità, non è una mia responsabilità

- come datore di lavoro mi trovo a dover pagare tutta una serie di oneri sociali, di prestazioni, che non sono sicuro di percepire fra 10 o 30 anni o che mio figlio non sarà sicuro di percepire. Perché nella situazione economica attuale fatta con questo modello dare ciò che è stato promesso non è più fattibile

- pensate agli articoli pubblicati nei giornali il giorno della festa della donna: avete messo al centro dell’attenzione le rivendicazioni salariali. Per cosa sono queste rivendicazioni? Una maggiore indipendenza economica? Il rbi risponde a questa esigenza. A questo affrancamento della donna da queste situazioni

- con un rbi le prostitute farebbero la stessa scelta?

- l’aumento della produttività dell’industria, il miglioramento dell’efficienza gestionale nelle imprese e nelle amministrazioni pubbliche, l’esportazione dei posti di lavoro costosi verso paesi con bassi costi di produzione, tutto ciò farà sì che i lavoratori salariati lavoreranno soltanto 20 ore settimanali.  Vista questa situazione, bisogna distribuire diversamente il reddito. Impiegare le competenze e le capacità in modo più o meno mirato, ridurre le ore lavorative. Il rbi può e deve svolgere un ruolo essenziale in questo processo di trasformazione

- c’è chi teme che la Svizzera non sarebbe più concorrenziale a livello mondiale. Qui si tratta di discutere del futuro della società europea e non solo di quello della Svizzera. In questa società europea tante persone lavorano veramente troppo, tanti sono quelli che si ammalano al lavoro. Attualmente queste assenze dal lavoro dovute a malattie costerebbe 132 miliardi euro all’anno. Inoltre nell’UE si contano oltre 26 milioni di disoccupati. E in quella che viene chiamata la società lavorativa il 50% delle ore lavorative non sono retribuite. Pensiamo soltanto al volontariato, ai lavori familiari e domestici, lavori svolti tradizionalmente dalle donne, al lavoro sociale, artistico, politico, ecc.

- c’è chi teme una politica sociale senza controllo e chi teme molti lazzaroni come conseguenza dell’iniziativa del rbi. Allora il rbi deve avere anche un ruolo sociale e politico? Arriviamo quindi alla discussione sulla giustizia sociale nel nostro paese e vi invito a farlo pensando soprattutto alla dignità umana. Trovo che il nostro sistema sociale sia ben sviluppato ma che conosce anche alcune zone d’ombra

- il ticinese che ha bisogno deve prima documentare lo stato di bisogno, lo attende la diffidenza, una procedura lunga, disprezzo sociale e politico, emarginazione. E i politici cosa fanno? Per ora alzano le spalle. Questo sistema della cosiddetta equità sociale non funziona. Per me è motivo sufficiente per introdurre rdb per tutti. Vi pare troppo utopico?

- dover chiedere, pregare, provare che non si è capace di mantenersi, questo fa mancare la dignità delle persone

- non concordo con la posizione che se le persone vogliono guadagnare allora devono anche lavorare. Ma allora abbiamo almeno il 50% delle persone che lavorano e che non guadagnano niente pur contribuendo a quella che è una grossissima fetta della qualità di vita nel nostro paese. L’idea o l’utopia del rbi deve permetterci di affrancarci anche da questa idea che tu hai qualcosa solo se lavori. Ma realmente anche chi non lavora non fa niente?

- io credo che non ci sia bisogno di dimostrare, perché è evidente nella società in cui viviamo, che quasi tutti ci sforziamo e lavoriamo, sia quelli che fanno un lavoro dal quale ricevono un salario sia quelli che lavorano senza riceverlo, che sono tanti

- il rbi mi permette di avere una visione completamente diversa

- è chiaro che adesso è complicato capire se può funzionare e come. Però e vero che un rbi eviterebbe allo stato delle enormi spese per dover gestire chi chiede aiuti allo stato

- le malattie costano. Il rbi è un tema importante che impone dei cambiamenti di mentalità

- la produttività, l’utile, sono importanti. Ma questa iniziativa tocca anche la dignità delle persone

- dobbiamo accorgerci che le cose sono cambiate notevolmente e dobbiamo pensare

- con il rbi si eviterebbe questo atteggiamento un po’ paternalista della stato: ti dò dei soldi, adesso devi attivarti, devi muoverti, devi prendere in mano la tua vita, cercare un lavoro. C’è un po’ quest’idea che si venga al mondo per lavorare. E’ assurdo

- il primo impulso per me è stato capire meglio che cosa fosse la malattia e che cosa significa andare a guarire da una malattia. E qual è il significato di guarire? La guarigione è il momento in cui una persona si rende conto di quello che vuole e finalmente lo fa per davvero. E cosa potrebbe venir reso possibile dal rbi? Sarebbe una forma di prevenzione, forse

- la Svizzera è l’unico paese in cui si può votare su un’utopia. La politica, le idee, gli atti parlamentari, le iniziative, sono spesso orientati semplicemente verso le prossime elezioni federali. Soprattutto le iniziative popolari sono sempre più utilizzate dai grandi partiti come piattaforma delle campagne elettorali. Con un’utopia non si vincono le elezioni, ci dicono. Nel migliore dei casi veniamo chiamati idealisti gentili. Altri dicono che chi ha visioni dovrebbe farsi consultare da un medico. Anche il consiglio federale ha affermato che non trova nulla di buono in quest’idea. Ma le voci della piazza che sentiamo raccogliendo le firme sono ben altre. L’interesse per il rbi è grande. Siamo arrivati a oltre 75.000 firme. Il nostro obiettivo è di inoltrare il 12 ottobre alla cancelleria federale almeno 120.000 firme. C’è chi sostiene che solo le utopie sono realistiche

- vogliamo ritornare al passato? C’era la schiavitù, 200 anni fa era normale, ma c’è stato qualcuno che ha avuto l’idea di abolirla. Nessuno pensava che si potesse fare a meno degli schiavi. Il voto delle donne? Fino a qualche decennio fa era qualcosa fuori di testa in Svizzera. La stessa cosa è stata con l’AVS, abbiamo dovuto fare 3 votazioni prima di permettercelo. Oggi come oggi chi direbbe: “torniamo indietro”? Non è più fattibile. Ecco queste sono cose che abbiamo acquisito anche grazie a chi ha lottato e ha avuto dei sogni per migliorare la condizione umana

- nella nostra democrazia diretta a ognuno è data la possibilità di dire la sua. Questo è il primo passo. Il secondo passo è di permettere a ognuno di poter vivere, di sentirsi accolto, almeno per le cose più basilari. Il terzo passo consiste nel poter fare affidamento sulle nostre istituzioni sociali che sono abbastanza buone. Perché abbiamo delle istituzioni e leggi sociali buone? Perché i nostri antenati hanno preparato il terreno in modo che noi oggi possiamo godere dei benefici. E noi cosa vogliamo lasciare alla futura generazione? Solo le nostre ipoteche o vogliamo lasciare anche una base che le consenta di poter vivere con dignità nella nostra società?

- la domanda di un ragazzo di 20 anni non è mai quale fetta di mercato posso andare ad accontentare? Ma qual è il mio talento e come posso esplicarlo? Come posso dare una parte di me stesso al mondo che fa felice me e anche quello che c’è intorno? E anche noi a 20 anni avevamo questa domanda. Se penso con la testa di oggi ho tutte le domande che si sono fatte nel corso del dibattito. Se penso a una società fra 20 anni vado molto più vicino a un’idea di rbi che non so se avrà questa forma ma la cosa che trovo bellissima è che ci lascia pensare a una società tra 20-30 anni dove forse la forma economica sarà completamente diversa da quella di oggi e quindi dove potremo uscire da un elemento finanziario che oggi uccide la domanda di un ragazzo di 20 anni: qual è il mio talento e come posso esplicarlo a favore della società?

- ragazzi che desiderio avete per il vostro futuro? Che non ci sia troppa gente che si senta superiore agli altri. Che tutti facciano un lavoro che gli piace. Anche se un corso per fare qualcosa costa troppo, però farlo comunque

- se i ragazzi potessero avere il tempo di relazionarsi meglio fra di loro un domani nella società ci sarebbero persone meno frustate perché avrebbero avuto tempo di capire che cosa vogliono fare. Spesso il ragazzo nell’adolescenza ha bisogno di capire chi è, ha bisogno di tempo per cominciare ad annusare quali possono essere gli ambienti che più si avvicinano a lui. Perciò sapere che c’è un minimo garantito che permette alle nuove mamme di poter pensare alla maternità con una certa serenità, mi darebbe una grande gioia

- questo rbi cambia completamente il sistema di incentivi e noi umani rispondiamo a sistemi di incentivi. Quale incentivo l’ha portata a studiare economia? Lo stimolo fondamentale era capire il mondo

- si vuole liberare l’uomo dalla schiavitù del lavoro. Io non credo che se non si obbliga l’essere umano a lavorare lui non ci va. Che fa? Sta a casa senza fare niente? L’essere umano è predisposto ad aiutare gli altri

- io credo che se oggi c’è una crisi che riguarda l’educazione, la capacità dei genitori di agire sull’educazione dei propri figli, ciò dipende dal fatto che si è costretti a doversi procurare un reddito. Se si avesse la possibilità di avere un certo margine di manovra, di poter gestire il proprio tempo, anche la cura di questo aspetto potrebbe sicuramente guadagnarne. Credo che non è che se riuscissimo a realizzare il rbi smetteremmo di educare i nostri figli

- io credo che se un giovane ha bisogno di realizzarsi, di mettere in gioco le proprie capacità, seguendo le proprie aspirazioni sicuramente andrebbe a costruire qualcosa che sarebbe di utilità a tutta la società e ciò partendo da una situazione di piena libertà. Suona così strano sentire che qualcuno deve invece creare posti di lavoro per permetterci di lavorare. È come se fossimo posti sotto tutela, è come se noi cittadini non fossimo capaci di farlo da soli. Forse non ci riusciamo perché non abbiamo la libertà di farlo e il tempo per farlo

- essere fratello, mettermi accanto, sullo stesso piano dell’altro, è qualcosa di determinante per la mia scelta di vita ma per la mia esperienza è anche determinante per il cammino di queste persone con cui ho a che fare. Poter garantire a tutti gli esseri umani un’entrata minima sul piano finanziario comporta da una parte uscire da questa pressione costante nella quale ci troviamo, questo stress, che fondamentalmente è nocivo per la salute fisica oltre che spirituale. Superare questa pressione che ci porta a lavorare sempre di più per avere il denaro necessario per soddisfare le nostre esigenze essenziali. Secondo me questo minimo esistenziale per tutti in fondo può attivare delle energie liberatorie all’interno della società

- con il rbi potremmo udire meno spesso le frasi che vengono pronunciate per la frustrazione di non essere nelle condizioni di realizzare quanto veramente sta a cuore. Potremmo cambiare il nostro concetto di lavoro e di prestazione. Migliorerebbero le relazioni. Avremmo più tempo per trovare soluzioni ai conflitti e per quanto ogni giorno la vita ci propone di nuovo. Ne conseguirebbe il tracollo economico della Svizzera o ci sarebbe più iniziativa, più energia, più motivazione per lavorare insieme e alla pari?

- probabilmente vogliamo le stesse cose. È solo la metodologia o il pensiero che è diverso. Ma io credo che se tutti noi siamo qua per migliorare la nostra società, la nostra condizione umana, allora siamo abbastanza intelligenti per farlo, come lo abbiamo fatto nei decenni scorsi

- perché adesso? Perché è sempre meglio cambiare le cose finché si sta ancora abbastanza bene. In Svizzera possiamo dire che si sta ancora abbastanza bene. Allora guardiamo le cose, guardiamo come sono, guardiamo i bisogni che abbiamo e agiamo. Io penso che questo sia un dovere. Non aspettare finché le grida saranno talmente forti che bisognerà fare qualche cosa e non si potrà più tranquillamente pensare a che cosa si debba fare. E’ ora di riorganizzare la nostra società in modo più intelligente. Si tratta di trasformare l’enorme potenziale economico svizzero in qualità di vita per le persone

- l’iniziativa popolare per il rbi è un impulso culturale ed è espressa con una forma generale che non fissa tutte le cose ma lascia ancora liberi di studiare i dettagli. L’iniziativa in sé dice poco ma noi naturalmente ci siamo fatti tanti pensieri e abbiamo tante speranze. La legge poi disciplinerà il modo in cui il rbi sarà finanziato. Bisognerà vedere quando sarà introdotto e quali scelte si faranno

- anch’io ho più domande che risposte.  Io spero comunque che firmeremo l’iniziativa perché proprio firmando l’iniziativa faremo in modo che il parlamento e il consiglio federale siano obbligati a porsi delle domande su tutta una serie di questioni. Dunque anche noi che abbiamo altrettante domande e esigenze di conoscere una serie di cose avremmo la speranza di avere più informazioni. C’è infatti chi ha ancora dei dubbi sull’idea in quanto tale, ma firma comunque l’iniziativa, perché trova che sia importante discuterne

- più rifletto su questa idea e più ne parlo e più l’idea si arricchisce. Vedo le cose in un altro modo e l’idea cresce, fluisce nella mia vita

- siamo cittadini normali, non apparteniamo a nessun gruppo, organizzazione o partito politico particolare. Ci unisce la preoccupazione di vedere così tante persone disperate che non riescono a vivere dignitosamente. Noi pensiamo di aver trovato un metodo per migliorare questa situazione. Pensiamo che il rbi possa dare a ognuno la libertà e la responsabilità di gestirsi la propria vita, di non essere costretto a … ma di poter decidere della propria vita. Di poter vivere dignitosamente. Abbiamo iniziato a raccogliere le firme l’11 aprile dell’anno scorso e finiremo l’11 ottobre 2013. Sino a oggi abbiamo raccolto circa 74.000 firme e dobbiamo arrivare a 100.000 firme affinché l’iniziativa popolare federale per un reddito di base incondizionato abbia successo.”

 

Affrettatevi a FIRMARE anche voi l’iniziativa popolare federale “Per un reddito di base incondizionato”

Il termine ultimo per la raccolta delle firme è l’11 ottobre 2013!

 

P.S.:
Siete curiosi di conoscere le ultime novità sull’iniziativa popolare federale “Per un reddito di base incondizionato”?
Nessun problema, potete tenervi aggiornati consultando l’indirizzo Internet:
www.incondizionato.ch
www.grundeinkommen.ch

Iniziativa popolare federale
“Per un reddito di base incondizionato”

La Costituzione federale del 18 aprile 1999 è modificata come segue:

Art.110a (nuovo) Reddito di base incondizionato

  1. La Confederazione provvede all'istituzione di un reddito di base incondizionato.
  2. Il reddito di base deve consentire a tutta la popolazione di condurre un'esistenza dignitosa e di partecipare alla vita pubblica.
  3. La legge disciplina in particolare il finanziamento e l'importo del reddito di base.